"Un pensiero per la Pasqua" di Nino Cirrito
PERCHE’ PIANGI? CHI CERCHI?
Le domande di Dio non vengono mai a caso, toccano le profondità dell’animo
umano e le scuotono, per portare nuova linfa alla vita. Fin dall’inizio, quando
il Creatore è già in cerca della creatura. “Adamo dove sei?”, come leggiamo
nella genesi, non è l’inizio di un interrogatorio per mettere l’uomo con le
spalle al muro, ma l’inizio di un’avventura d’amore. Dio è in cerca dell’uomo,
come il pastore che lascia le novantanove pecore per cercarne una, quella
smarrita. Nessun giudizio o rimprovero nei suoi confronti, ma soltanto infinita
cura e una pazienza disarmante, che è poi la pazienza di chi ama. Nel capitolo
20 del Vangelo di Giovanni è centrale la ricerca del Risorto da parte di Maria
di Magdala. La mattina di Pasqua, la coraggiosa e leale seguace del predicatore
di Nazaret si reca alla tomba: vuole vedere, toccare, rendersi conto. L’amore
non si rassegna alla morte. L’amore insegue le ultime tracce di una vita
spezzata e spenta, ma che dentro fa ancora palpitare. Il ricordo di Gesù è
vivido, la sua assenza struggente. Maria è la prima a recarsi al sepolcro e a
constatare che la pietra è stata rimossa, mentre il corpo è scomparso, “portato
via”, come riferirà ai discepoli. C’è amarezza nel suo racconto. “Donna, perché
piangi?”, le chiedono gli angeli presso il sepolcro, e un misterioso
giardiniere le ripete la stessa domanda: “ Chi cerchi?”. Troppo chiusa nel suo
dolore, Maria dà una risposta, che è un’umanissima domanda di aiuto per poter
ritrovare almeno il cadavere dell’amico. Solo quando Gesù pronuncia il suo nome
avviene il riconoscimento, si accende il movimento della missione: “Andò subito
ad annunziare ai discepoli”. Noi chi cerchiamo? “Era ancora buio”, dice
Giovanni nel suo Vangelo, quando Maria di Magdala si mise in cammino verso la
tomba che troverà vuota. La ricerca parte da lontano, nell’incertezza delle
tenebre che ancora non cedono il passo alla luce. E, se vogliamo dirla tutta,
parte rassegnata: tutt’al più desiderosa di rinvenire un corpo morto. Ma anche
questa piccola segreta speranza è destinata a fallire, e allora non restano che
le lacrime. Solo quando Maria smette di guardare al passato, di pensare
secondo i criteri di prima, può avvenire l’incontro. Cosa significa questo per
noi? Che chi cerca un Gesù rinchiuso nel passato, ingessato dentro esperienze
magari belle ma ormai devitalizzate, seppellito dalla coltre opaca dell’
abitudine, non avrà la possibilità di vivere alcun incontro salvifico. Solo
facendoci attenti all’oggi e mettendo da parte molte attese anche legittime ma
troppo piccole e parziali, potremmo fare spazio all’inaudita novità della
risurrezione.
Nino Cirrito




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